
Intervista a Ettore Mendicino dal corrieredellosport.it
di Fabrizio Patania
ROMA - Rossi e Tare ci puntano per il futuro della Lazio. Il ct Casiraghi lo vuole scoprire, così l’ha convocato e inserito nell’Under 21 sperimentale. C’è anche Ettore Mendicino, 19 anni, bomber della Primavera biancoceleste, tra gli azzurrini che si giocano un posto nella nazionale del prossimo biennio. Lui, Immobile (Juve) e Paloschi (Parma) gli attaccanti chiamati da Casiraghi. Domani a Vienna con l’Austria (ore 18) è quasi un esame.
Come sta Ettore Mendicino?
«Bene. Sto rientrando da uno stiramento. Ora sto meglio, negli ultimi giorni mi sono allenato bene, ma non sono ancora al 100 per cento».
E’ passato dall’Under 20 di Rocca all’Under 21 di Casiraghi attraverso uno stiramento.
«Già, proprio così. Peccato perché l’infortunio è arrivato nel periodo migliore. Ho perso un treno subito dopo l’esordio in serie A. Ma adesso ho ripreso a giocare. E spero da qui alla fine del campionato di meritare altre occasioni».
Contento per la convocazione?
«Strafelice. E non posso dire che me l’aspettavo. Anzi, il contrario. Penso che, alla mia età, sia la cosa più bella che possa capitare. Ho già fatto parte di altre nazionali giovanili, ma questa è l’Under 21. Sono qui da un giorno e ho capito di essere in un altro mondo. Basta guardare lo staff, i rapporti, l’organizzazione. E’ davvero un’altra dimensione e si comincia a capire quello che può essere il calcio vero».
Dovrà, però, continuare a sacrificarsi.
«Questo è sicuro. Ogni volta che si fa un’esperienza nuova, si cerca di imparare e di crescere. Questa è una nazionale sperimentale, è la prima convocazione dell’Under 21 del prossimo biennio. Bisognerà lavorare nei prossimi mesi per meritare una conferma, mantenendo i piedi per terra».
Ha pensato che l’ha chiamata un grande ex centravanti della Lazio?
«Sì, ci ho pensato e mi ha fatto anche un certo effetto. Più che altro mi è venuto in mente quello che ha fatto. Casiraghi è stato sfortunato, ha dovuto chiudere prima, ma la sua carriera resta straordinaria. E’ un po’ il sogno che abbiamo tutti noi ragazzi».
Mendicino, intanto, può ricordare il suo esordio in serie A.
«Ho giocato l’ultimo minuto più i cinque di recupero. E’ stata una bella emozione in una domenica sfortunatissima per la Lazio. Ricordo tutti i tifosi biancocelesti e una partita in cui la squadra non meritava di perdere. Dopo venti minuti l’espulsione di De Silvestri, tante occasioni sprecate, alla fine la beffa del gol di Gilardino. Anche io ero dispiaciuto, pure se mi è rimasta la gioia dell’esordio, come il raggiungimento di qualcosa che si è perseguito. Due giorni dopo Firenze, però, era tornato tutto come prima».
Quanto le è pesato saltare il torneo di Viareggio?
«Tanto. Sarebbe stato bello partecipare con i miei compagni. In quel momento, mi è dispiaciuto fermarmi. Probabilmente, dopo l’impegno con l’Under 20, sarei tornato a Formello.
E forse ci sarebbe stata la convocazione per Lazio-Torino di campionato. Poi avrei raggiunto Viareggio. Purtroppo la Juve ci ha eliminato e io mi sono fatto male».
L’obiettivo è lo scudetto di categoria?
«Diciamo di sì. Viareggio e Coppa Italia sono sfumate, resta l’obiettivo principale. Ci teniamo, altrimenti sarebbe una stagione non dico fallimentare ma certamente al di sotto delle aspettative e delle individualità che abbiamo. Speriamo di poter arrivare in fondo».
Chi sono le favorite?
«L’Inter è attrezzatissima, la Juventus affrontata al Viareggio, la Sampdoria che da anni è finalista».
Adesso aspetta l’esordio all’Olimpico?
«Beh, sì. A questo punto diventa un obiettivo. E’ stata grande l’amarezza per l’infortunio, mi sentivo davvero a un passo, magari quel sabato in Lazio-Torino ci sarebbe stata l’opportunità. Ora dovrò aspettare. E’ ovvio, tutti ci sperano. Sarebbe bellissimo».
Rossi cosa le dice?
«Il mister, quando mi sono fatto male, si è spesso informato sulle mie condizioni. Mi ha spronato a tornare in fretta. Mi ha chiesto di evitare distrazioni per non perdere altro tempo ».
Quale ruolo preferisce? Prima o seconda punta?
«Penso sia una fortuna non avere preferenze. Ho giocato prima punta, seconda punta, esterno di un attacco a tre. La duttilità è importante ».
Qual è il suo punto di forza?
«Credo l’aspetto psicologico. Deve essere il punto di partenza. Ho tante motivazioni, non mi sono mai sentito arrivato. E lavorerò per migliorare tanto perché, sembrerà una frase fatta, non si finisce mai di imparare. E io sono giovanissimo».
Il suo centravanti preferito?
«Mi piace tantissimo Fernando Torres. Lo seguo da qualche anno. E’ un attaccante completo: vede la porta, protegge il pallone e si gira per attaccare, sfrutta l’ultimo passaggio e sa anche proporlo».
E quel gol annullato al novantesimo?
«Magari per un secondo, sino a quando non mi sono accorto che era stato annullato, ho provato la gioia di un gol ad Anfield Road. E’ stata una delle esperienze più belle della mia vita. Non capita spesso di giocare in uno stadio così bello. Nonostante fosse un’amichevole, c’erano 50 mila spettatori. Un’emozione incredibile».
Che succederà l’anno prossimo?
«Non lo so. Intanto vediamo cosa succede nell’ultima parte della stagione. La voglia è quella di restare alla Lazio. Sono tifoso biancoceleste da quando ero bambino, spero di poter entrare stabilmente nell’organico della prima squadra: questo è il mio obiettivo».
ROMA - Rossi e Tare ci puntano per il futuro della Lazio. Il ct Casiraghi lo vuole scoprire, così l’ha convocato e inserito nell’Under 21 sperimentale. C’è anche Ettore Mendicino, 19 anni, bomber della Primavera biancoceleste, tra gli azzurrini che si giocano un posto nella nazionale del prossimo biennio. Lui, Immobile (Juve) e Paloschi (Parma) gli attaccanti chiamati da Casiraghi. Domani a Vienna con l’Austria (ore 18) è quasi un esame.
Come sta Ettore Mendicino?
«Bene. Sto rientrando da uno stiramento. Ora sto meglio, negli ultimi giorni mi sono allenato bene, ma non sono ancora al 100 per cento».
E’ passato dall’Under 20 di Rocca all’Under 21 di Casiraghi attraverso uno stiramento.
«Già, proprio così. Peccato perché l’infortunio è arrivato nel periodo migliore. Ho perso un treno subito dopo l’esordio in serie A. Ma adesso ho ripreso a giocare. E spero da qui alla fine del campionato di meritare altre occasioni».
Contento per la convocazione?
«Strafelice. E non posso dire che me l’aspettavo. Anzi, il contrario. Penso che, alla mia età, sia la cosa più bella che possa capitare. Ho già fatto parte di altre nazionali giovanili, ma questa è l’Under 21. Sono qui da un giorno e ho capito di essere in un altro mondo. Basta guardare lo staff, i rapporti, l’organizzazione. E’ davvero un’altra dimensione e si comincia a capire quello che può essere il calcio vero».
Dovrà, però, continuare a sacrificarsi.
«Questo è sicuro. Ogni volta che si fa un’esperienza nuova, si cerca di imparare e di crescere. Questa è una nazionale sperimentale, è la prima convocazione dell’Under 21 del prossimo biennio. Bisognerà lavorare nei prossimi mesi per meritare una conferma, mantenendo i piedi per terra».
Ha pensato che l’ha chiamata un grande ex centravanti della Lazio?
«Sì, ci ho pensato e mi ha fatto anche un certo effetto. Più che altro mi è venuto in mente quello che ha fatto. Casiraghi è stato sfortunato, ha dovuto chiudere prima, ma la sua carriera resta straordinaria. E’ un po’ il sogno che abbiamo tutti noi ragazzi».
Mendicino, intanto, può ricordare il suo esordio in serie A.
«Ho giocato l’ultimo minuto più i cinque di recupero. E’ stata una bella emozione in una domenica sfortunatissima per la Lazio. Ricordo tutti i tifosi biancocelesti e una partita in cui la squadra non meritava di perdere. Dopo venti minuti l’espulsione di De Silvestri, tante occasioni sprecate, alla fine la beffa del gol di Gilardino. Anche io ero dispiaciuto, pure se mi è rimasta la gioia dell’esordio, come il raggiungimento di qualcosa che si è perseguito. Due giorni dopo Firenze, però, era tornato tutto come prima».
Quanto le è pesato saltare il torneo di Viareggio?
«Tanto. Sarebbe stato bello partecipare con i miei compagni. In quel momento, mi è dispiaciuto fermarmi. Probabilmente, dopo l’impegno con l’Under 20, sarei tornato a Formello.
E forse ci sarebbe stata la convocazione per Lazio-Torino di campionato. Poi avrei raggiunto Viareggio. Purtroppo la Juve ci ha eliminato e io mi sono fatto male».
L’obiettivo è lo scudetto di categoria?
«Diciamo di sì. Viareggio e Coppa Italia sono sfumate, resta l’obiettivo principale. Ci teniamo, altrimenti sarebbe una stagione non dico fallimentare ma certamente al di sotto delle aspettative e delle individualità che abbiamo. Speriamo di poter arrivare in fondo».
Chi sono le favorite?
«L’Inter è attrezzatissima, la Juventus affrontata al Viareggio, la Sampdoria che da anni è finalista».
Adesso aspetta l’esordio all’Olimpico?
«Beh, sì. A questo punto diventa un obiettivo. E’ stata grande l’amarezza per l’infortunio, mi sentivo davvero a un passo, magari quel sabato in Lazio-Torino ci sarebbe stata l’opportunità. Ora dovrò aspettare. E’ ovvio, tutti ci sperano. Sarebbe bellissimo».
Rossi cosa le dice?
«Il mister, quando mi sono fatto male, si è spesso informato sulle mie condizioni. Mi ha spronato a tornare in fretta. Mi ha chiesto di evitare distrazioni per non perdere altro tempo ».
Quale ruolo preferisce? Prima o seconda punta?
«Penso sia una fortuna non avere preferenze. Ho giocato prima punta, seconda punta, esterno di un attacco a tre. La duttilità è importante ».
Qual è il suo punto di forza?
«Credo l’aspetto psicologico. Deve essere il punto di partenza. Ho tante motivazioni, non mi sono mai sentito arrivato. E lavorerò per migliorare tanto perché, sembrerà una frase fatta, non si finisce mai di imparare. E io sono giovanissimo».
Il suo centravanti preferito?
«Mi piace tantissimo Fernando Torres. Lo seguo da qualche anno. E’ un attaccante completo: vede la porta, protegge il pallone e si gira per attaccare, sfrutta l’ultimo passaggio e sa anche proporlo».
E quel gol annullato al novantesimo?
«Magari per un secondo, sino a quando non mi sono accorto che era stato annullato, ho provato la gioia di un gol ad Anfield Road. E’ stata una delle esperienze più belle della mia vita. Non capita spesso di giocare in uno stadio così bello. Nonostante fosse un’amichevole, c’erano 50 mila spettatori. Un’emozione incredibile».
Che succederà l’anno prossimo?
«Non lo so. Intanto vediamo cosa succede nell’ultima parte della stagione. La voglia è quella di restare alla Lazio. Sono tifoso biancoceleste da quando ero bambino, spero di poter entrare stabilmente nell’organico della prima squadra: questo è il mio obiettivo».



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